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Vol. 25, n. 100, dicembre 2025

100 numeri di Pneumologia Pediatrica: un percorso di crescita

Correva l’anno 2001 quando Pneumologia Pediatrica ha visto la luce e oggi, quasi 25 anni dopo, raggiunge il numero 100. Un numero che, nell’immaginario collettivo, porta con sé significati profondi: completezza, traguardo, tappa importante del cammino anagrafico, scolastico…
Il numero 100 di Pneumologia Pediatrica, però, è qualcosa di più: indica un lavoro condiviso, a cui hanno partecipato tantissime persone, dando ciascuna il proprio contributo, proponendo idee, cambiamenti, aggiornamenti, che hanno reso la rivista quello che è oggi, ovvero un punto di riferimento per i pediatri italiani per l’aggiornamento sulle malattie respiratorie infantili.
In queste cento uscite si intrecciano, infatti, voci diverse: quelle dei Colleghi ancora presenti, quelle di coloro che ci hanno lasciato, ma anche quelle di professionisti sanitari non medici e tecnici, tutti accomunati dalla stessa volontà di contribuire al miglioramento della salute respiratoria infantile. È un lavoro corale, paziente, fatto di confronti, correzioni, entusiasmi e fatiche. Un lavoro che ha trovato riscontro nei lettori della Rivista, tanti professionisti che, negli anni, l’hanno scelta come riferimento e fonte di aggiornamento.
Nel frattempo, il mondo è cambiato profondamente. Sono arrivate terapie rivoluzionarie, si è affermata la medicina personalizzata e, soprattutto, sono cresciuti bambini e bambine con patologie che, da fatali nell’infanzia, si sono trasformate in malattie croniche dell’età giovane adulta. Un esempio sono le malattie neuromuscolari, in cui si è dovuto cambiare il modo di fare medicina e costruire un passaggio complesso, non solo tecnico, ma psicologico, organizzativo, identitario, verso il mondo sanitario dell’adulto.
Per questo il numero 100 di Pneumologia Pediatrica pone al centro il tema della transizione: non un mero passaggio di consegne tra équipe diverse, ma un cambiamento culturale nella pratica di cura, nello sguardo rivolto all’infanzia e all’adolescenza e nel riconoscimento, a qualsiasi età, dei bisogni e dei diritti della persona, sostenendola nelle scelte che riguardano la sua salute.
La Legge 219/2017 ha sancito un principio che era già emerso nella pratica clinica più attenta: i minorenni non sono più soggetti passivi, ma protagonisti attivi della propria storia di cura.
E la Rivista, in questi anni, ha registrato e accompagnato questo cambiamento, aprendosi sempre più alle loro voci. Bambini e bambine hanno iniziato a raccontarsi, a descrivere il loro trattamento, a mettere in discussione ciò che li riguarda, a scegliere stili di vita più o meno salutari.
Allo stesso tempo la società è mutata: la quotidianità digitale si è imposta (3), il fumo tradizionale convive con lo svapo, emergono nuovi comportamenti e nuove sfide.
Tra queste, l’aderenza alle terapie croniche, come la fisioterapia respiratoria: un impegno faticoso, costante, che richiede conoscenze tecniche ma anche ascolto, empatia, capacità di comprendere i limiti e i bisogni della persona. E molte patologie, oggi meglio descritte e più conosciute, come le bronchiectasie, testimoniano quanto la ricerca e la condivisione scientifica abbiano fatto la differenza nel tempo.
Il numero 100 di Pneumologia Pediatrica non rappresenta, quindi, semplicemente una soglia numerica da celebrare per consuetudine. È la storia di una comunità scientifica che cambia insieme ai suoi pazienti. È la prova che una Rivista può essere non solo luogo di approfondimento, ma anche spazio di dialogo, di crescita comune, di ascolto.
Soprattutto, è un impegno rinnovato: continuare a dare voce a bambini, bambine, adolescenti che per breve o lungo tempo, affrontano un percorso di malattia. Ciò significa impegnarsi nella ricerca clinica e di base, affrontare con metodo e serietà professionale il lavoro assistenziale e sapere integrare le competenze scientifiche, con doti umane, sperando di poter riflettere tutto questo nelle pagine dei prossimi 100 numeri della Rivista.
Un impegno che, nel rispetto del lavoro di chi ci ha preceduto, non si esaurisce con il numero 100, ma proprio da questo prende nuova forza.

Buona lettura.

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